Liturgia della Domenica 28 Giugno - Il commento di Don Claudio

Vangelo 28 giugnoMatteo 10, 37-42

La parola chiave di questa XIII domenica del Tempo Ordinario non può che essere accoglienza! Accoglienza raccontata nella prima lettura tratta dal Secondo libro dei Re, una donna (sunammita) che accoglie il profeta Eliseo, il discepolo, nel Vangelo di Matteo, chiamato ad accogliere Gesù in primis e chiunque sia profeta, inviato dal Padre. 

Nel testo del Vangelo incontriamo parole forse un po’ difficili da comprendere: il primato di Gesù (nulla anteporre a Cristo - San Benedetto) su ogni altra persona e anche su qualsiasi grado di parentela. “Chi ama padre o madre, chi ama figlio o figlia più di me”, parole che sembrano stridere non poco con il nostro vissuto quotidiano, dove siamo chiamati a coltivare gli affetti famigliari. Gesù non vuole venir meno all’insegnamento del IV Comandamento, l’amore verso i propri genitori e di ritorno l’amore per i propri figli, ma una volta di più vuole sottolineare come l’amore autentico verso di Lui altro non possa se non far scaturire l’amore verso le persone che ci sono care. Del resto, fin dall’inizio del testo sacro l’uomo e la donna lasceranno i loro genitori per costituire un nuovo focolare domestico… la staffetta della vita che continua, l’amore che fa nascere nuova vita!

Prendere la croce, perdere la vita… ancora espressioni che devono fare in modo che il nostro essere discepoli, il nostro amare il Signore, non ci allontanino da quel ripercorrere le orme del Maestro. Non necessariamente, questo è il comune modo di pensare, la croce deve essere sinonimo di sofferenza, di dolore, di annientamento… prendere la croce domanda di abbracciare la vita giorno per giorno con quanto il Signore ci domanda nella concretezza delle piccole o delle grandi scelte…. Perdere la vita domanda di sapersela giocare per un ideale che non può essere ricondotto solo al fabbisogno quotidiano, alle situazioni terrene che possiamo incontrare… ma chiede di proiettarla in una dimensione di dono che si traduca in quel saper vivere il Vangelo negli incontri quotidiani, nelle vicende che siamo chiamati a vivere, nel fare in modo che l’altro possa essere accolto nella mia vita. 

E qui entra in scena quell’immagine che ci può veramente aiutare a comprendere, a coniugare il Vangelo nelle piccole cose della quotidianità e quindi alla portata di tutti. 

Un bicchiere d’acqua! Poca cosa, quasi insignificante, soprattutto per noi che talora non sappiamo apprezzare il valore di questa e magari la sprechiamo pure. L’acqua, segno di vita, può veramente richiamarci alle piccole attenzioni che possiamo avere e che forse pure tante volte sprechiamo… che sia l’acqua o altro è il nostro accogliere, aprire il cuore, donare… che ci fa parte di quella ricompensa di cui parla Gesù, che non sono cose, ma il prendere parte alla Vita eterna, quella eternità che già da oggi appartiene al discepolo che sa accogliere, amare Gesù, portare la croce e perdere la vita per l’avvento del Regno.