Liturgia della Domenica 11 Gennaio - Il commento di Don Claudio

Matteo 3, 13-17

Battesimo di Gesu 26La festa odierna che chiude il tempo di Natale ci porta sulle rive del fiume Giordano. Cinque versetti che mettono in scena Giovanni, Gesù e una voce dal cielo. Il battesimo che Gesù riceve non è il battesimo che abbiamo ricevuto noi quando siamo stati portati al fonte battesimale. Gesù si unisce ai suoi contemporanei per compiere un gesto di purificazione. Il nostro battesimo ci ha purificati sì dal peccato originale, macchia che Gesù non aveva, e ci ha fatti entrare nel corpo della Chiesa, membra vive di questa grande famiglia che nasce con la Pasqua ed inizia a diffondersi con la Pentecoste.

Ciò che accomuna il nostro battesimo a quello del Signore Gesù è l’attestazione che la voce, il Padre, fa per ogni figlio che viene battezzato. A Gesù e a ciascuno di noi quella voce ripete: “tu sei mio figlio, l’amato, in te ho posto il mio compia-cimento”. Parole che se accolte con attenzione non possono non farci sussultare. 

Figlio è la prima parola. Figlio è un termine potente sulla terra, potente per il cuore dell’uomo, potente perché appartiene a ciascuno di noi, tutti siamo figli, anche quando le storie della vita non sono così semplici. E per la fede, Dio genera figli secondo la propria specie, e ciascuno di noi ha il cromosoma del genitore nelle sue cellule, il Dna divino in noi. 

Amato è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima che tu dica «sì», che tu lo sappia o no, ogni giorno, ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è «amato». Di un amore che ti previene, che ti anticipa, che ti avvolge a prescindere da ciò che oggi sarai e farai. Amato, senza se e senza ma. La salvezza deriva dal fatto che Dio mi ama, non dal fatto che io amo lui. E che io sia amato dipende da Dio, non dipende da me! Per fortuna, vorrei dire; o, meglio, per grazia! Ed è questo amore che entra, dilaga, avvolge e trasforma: noi siamo santi perché amati. 

La terza parola: Mio compiacimento. Termine desueto, inusuale eppure bellissimo, che nel suo nucleo contiene l’idea di piacere. La Voce grida dall’alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore, la gioia di Dio: è bello con te, figlio mio; tu mi piaci; stare con te mi riempie di gioia.

La potenza del battesimo è detta con il segno delle acque che puliscono, dissetano, rinfrescano, guariscono, fanno germo-gliare i semi; con lo Spirito che, insieme all’acqua, è la prima di tutte le presenze nella Bibbia, in scena già dal secondo versetto della Genesi: «Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque». Lo Spirito sulle acque è il primo movimento della storia. Da allora lo Spirito e l’acqua sono legati a ogni genesi, a ogni nascita, a ogni battesimo, a ogni vita che sgorga. 

Noi pensiamo al rito del battesimo come a qualche goccia d’acqua versata sul capo del bambino. La realtà è ben più grande: nella sua radice battezzare significa immergere: «Siamo immersi in un oceano d’amore e non ce ne rendiamo conto». Io sono immerso in Dio e Dio è immerso in me; io nella Sua vita, Lui nella mia vita: è qualcosa di straordinario! 

Sono in Dio, come dentro l’aria che respiro, dentro la luce che mi innonda; immerso in una sorgente che non verrà mai meno, inabissato in un grembo vivo che nutre, fa crescere e protegge: battezzato. 

Non dimentichiamolo: figlio, amato, suo compiacimento!