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Liturgia della Domenica 12 Aprile - Il commento di Don Claudio
Giovanni 20, 19-31
Nel brano che la liturgia ci propone oggi c’è l’incontro del Risorto con i discepoli chiusi in un luogo, presumibilmente il Cenacolo, per paura dei Giudei. Gesù viene, a porte chiuse e dona loro la pace (per due volte) e lo Spirito Santo. Ancora, investe loro del potere di perdonare i peccati. L’evangelista annota però che non tutti i discepoli sono presenti: manca Tommaso, chiamato Didimo (gemello di Giuda, non l’iscariota). A Pasqua non sappiamo dove fosse… L’incontro del Risorto con i discepoli non li lascia indifferenti. “Abbiamo visto il Signore”. Quanta gente non era presente la notte o il giorno di Pasqua… o forse era presente fisicamente ma il cuore era lontano. Abbiamo raccontato di questo incontro? Siamo stati coinvolti e a chi non c’era abbiamo detto… “Abbiamo visto il Signore”? L’eterna fatica che appartiene un po’ a tutti… celebrare, racchiudere la fede in un luogo e in un momento e non farla passare nella quotidianità. Cos’è stato celebrare Pasqua? Che cosa ha comportato… quanto ha scardinato le nostre presunte sicurezze o certezze sulla risurrezione dai morti, la vita che vince la morte… perché tante volte siamo un po’ come quelle donne che andarono al sepolcro il mattino presto di Pasqua per compiere un gesto dettato dalla tradizione, dai costumi del tempo, dall’onorare il corpo morto del Signore. Anche Tommaso probabilmente viaggiava su queste coordinate… Se non vedo, se non metto, se non tocco… io non credo! Noi spiaccicati! Bisognosi sempre di vedere, toccare, comprovare… Otto giorni dopo… Tommaso c’è, … e con lui ci siamo anche noi, il Risorto, ancora si presenta in mezzo a noi e ci saluta come Lui solo può fare: “Pace a voi”. Non ci sono giri di parole, non ci sono preamboli, non ci sono incarichi affidati… ma Gesù va diritto al cuore di Tommaso, Gesù va diritto al cuore di chi non c’era, Gesù va diritto, ancora una volta, al nostro cuore: “… non essere incredulo, ma credente!”. Il Risorto ci invita a fare esperienza di Lui. “Metti qui il dito, guarda, tendi la tua mano e mettila nel mio fianco…”. Quante volte il Signore ci invita a fare esperienza di Lui e forse noi poniamo resistenza, preferiamo pensare ad altro, confiniamo la fede dentro certi confini e la vita la lasciamo andare per un’altra strada. Con Tommaso, con il nostro fratello gemello, vogliamo oggi rinnovare la nostra professione di fede, forte, potente, convinta… “Mio Signore e mio Dio”. L’assenza di Tommaso il giorno di Pasqua, la sua presenza otto giorni dopo, farà dire a Gesù… beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Se crediamo… questa beatitudine ci appartiene. Sforziamoci di farlo e viviamo da risorti certi che il Signore Risorto chiama tutti noi a vivere proiettati verso la vita vera che non conosce tramonto.