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Liturgia della Domenica 12 Luglio - Il commento di Don Claudio
Matteo 13, 1-9 (13, 1-23)
Nulla avviene per caso, tutto ha uno scopo, un fine, rientra in un progetto preciso…
Anche quella seminagione abbondante che ai nostri occhi sembra quasi “sprecona” ha un suo perché, rientra nei progetti di Dio. Dio non è un freddo calcolatore dedito solo agli interessi di una seminagione parsimoniosa, dentro i perimetri consentiti, dentro i confini della Chiesa cattolica.
Fuori dall’immagine: vi è una Parola che viene seminata, annunciata, sparsa con abbondanza. Il terreno che incontra è di diversa tipologia. Strada, sassi, spine e terra (…) terreno buono. Immagini della quotidianità che richiamano come un seme possa trovare terreno per crescere o per illudersi di crescere. Ascolto distratto, ascolto tra mille altre parole, facili entusiasmi, mancanza di costanza, preoccupazioni legate alle mode del mondo e incapacità di far fruttare la Parola e ancora silenzio, lavoro certosino, tempo dedicato e… la Parola cresce e porta frutto.
Possiamo essere tentati di circoscrivere ogni terreno… la strada, i sassi, le spine. Possiamo dire io non sono o io sono questo o quel terreno. In realtà ogni tipo di terreno ci appartiene… La nostra vita di discepoli in misura diversa rispecchia ciò che Gesù dice nel Vangelo di oggi. E questa sua Parola diventa un forte richiamo a non accontentarci a individuare o semplicemente a constatare di aver compreso ciò che Gesù dice.
Interpella ognuno di noi. Ciascuno immerso nella sua quotidianità, nella sua vita, nei suoi pensieri, nelle fatiche quotidiane, nel groviglio di situazioni che spesso siamo chiamati a vivere…
Anche oggi, come la pioggia e la neve, scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, questa Parola, la Parola del Vangelo (in particolare) domanda di essere pazientemente accolta e custodita nella nostra vita di tutti i giorni.
E la domanda diretta può essere: “Quanto questa Parola mi interpella, mi guida, mi aiuta nel mio impegno quotidiano di genitore, di figlio, di sacerdote, di uomo o donna che si sforza di vivere la propria fede in questo contesto targato 2026”?
Un tempo forse tutto poteva risultare più difficile, più impegnativo… oggi la tecnologia, ma non solo, un calendario, un libretto, il Vangelo stesso, sono alla portata di tutti… e noi quanto attingiamo alla Parola? Quanto ci sforziamo di essere terreno fertile che porta frutto dove al cento, al sessanta o al trenta?
Le nostre parole troppo spesso rischiano di soffocare la Parola. Anzi… della Parola di Dio proprio non ne teniamo conto, non la leggiamo, non la approfondiamo, non la scaviamo perché ci porti a crescere, a cambiare, ad essere discepoli autentici.
Chi ha orecchi, ascolti! Chi ha cuore, ascolti! Chi ha coscienza… non si lasci ammagliare dalle parole del mondo ma cerchi e custodisca la Parola che non passa e che sempre deve essere la nostra mappa sul cammino della vita.