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Liturgia della Domenica 15 Febbraio - Il commento di Don Claudio
Matteo 5, 17-37
Una Parola, quella del Vangelo in particolare, è stata proclamata in questa liturgia della sesta domenica del tempo Ordinario. Venti versetti contro i quattro della scorsa settimana. Lo potremmo definire un Vangelo tosto, impegnativo, ancora... esigente, che di certo va a cozzare contro il nostro mondo che ragiona e propone altre direttive, altri insegnamenti, altre strade da percorrere. La Parola di suo… è chiara e semplice, per chi vuole ascoltare, per chi ha un cuore disposto ad accogliere... e diventa invece incomprensibile, pesante, difficile per chi non vuole fermarsi e mettersi in ascolto di quello che vale veramente, al cospetto della vita che chiede di essere vissuta in pienezza!
Spesso per dire sulla Parola di Dio corriamo il rischio di non dire. Spesso per argomentare sulla Parola possiamo incorrere nel pericolo di sporcare la limpidità di quello che Gesù dice apertamente. Lui che non è venuto ad abolire ma a portare a compimento! San Giovanni della Croce scrive: “In Lui (Gesù) il Padre ci ha detto tutto e ci ha dato tutto”. Il Verbo incarnato realizza pienamente la nostra umanità gloriosa e al contempo povera e fragile.
Uccidere, riconciliarsi, venir meno ad un patto di fedeltà, essere motivo di scandalo, ripudiare, giurare il falso e parlare con un “si” o con un “no”! Motivi di riflessione inseriti nel discorso della montagna. Potremmo dire: entrare nel dettaglio di quell’essere sale e luce della terra di cui parla Gesù nei versetti immediatamente prima e che abbiamo sentito proclamare domenica scorsa. Il tutto ancora, potremmo ricondurlo a tre leve decisive del nostro essere: la violenza, il desiderio, la sincerità.
Viviamo in un mondo dove spesso l’odio e la violenza non sono questioni legate solo alla fisicità... ma sono espressione di un linguaggio, di un atteggiamento, di un modo di porsi: l’ira, l’insulto, il disprezzo sono forme di omicidio che minano i nostri rapporti quotidiani.
Quante volte poi il desiderio ci porta a considerare l’altra persona come un oggetto e tale viene proposta dai media, dai social, dal comune modo di parlare... così se la bellezza fisica ci porta a desiderare l’altro, il corpo segnato dalla sofferenza viene considerato motivo di disprezzo, derisione e insulto.
Il vostro parlare sia limpido e trasparente. Gesù ci invita a non giurare e di più ci sprona a bandire la menzogna. Dire sempre la verità ci porta necessariamente a non giurare! Non abbiamo bisogno di mostrarci diversi da ciò che siamo nell’intimo. Dobbiamo solo curare il nostro cuore, per poi prenderci cura della vita attorno a noi. C’è da guarire il cuore per poi guarire la vita! Questo chiediamo al Signore in questa settimana. Che ci aiuti a camminare nell’ottica del custodire un cuore capace di amare e amare autenticamente!