Liturgia della Domenica 18 Gennaio - Il commento di Don Claudio

Agnello di DioGiovanni 1, 29-34

Le coordinate sono quelle di domenica scorsa. La stessa cornice, lo stesso scenario. Siamo in Giudea, sulle rive del fiume Giordano. Il contesto è uguale: Giovanni, detto il Battista, che battezza quanti vengono a lui con il desiderio di cambiare vita. In questo passo del Vangelo di Giovanni, che fa da cuscinetto tra il tempo di Natale e l’avvio della lettura continua del Vangelo di Matteo, non viene descritta la scena che i tre Vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca riportano, sull’attestazione, da parte del Padre, di Gesù figlio amato e prediletto. 

Ma è il Battista stesso, a descrivere ciò che ha visto, ciò che ha contemplato... “Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”. 

Anche Giovanni il Battista presumibilmente ha un’idea del Messia in linea con le attese del popolo di Israele. Anche lui attende un Messia forte e potente che faccia piazza pulita. Eppure, deve ricredersi, deve adeguare il suo modo di vedere e di indicare Colui che è l’inviato dal Padre, Colui che battezzerà in Spirito Santo. 

Egli usa un’immagine, che ai giorni nostri è un po’ fuori moda, ma che aveva un significato ben preciso per quanti erano presenti al Giordano, per i contemporanei del Battista. Un’immagine insolita che viene comunque ripetuta ad ogni messa celebrata in ogni ora e in ogni angolo del mondo: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. 

La missione del precursore sta per compiersi, sta per giungere al suo capolinea. Lui ha scosso le folle, ha preparato il terreno, ha invitato ad affinare il cuore e l’occhio per poter vedere in Gesù, l’Agnello di Dio. Giovanni indica, Giovanni dice, Giovanni diventa il testimone di Colui che è in mezzo a noi. 

Questa pagina del Vangelo ci impone una riflessione, semplice se volete, ma al contempo importante, che riguarda un po’ tutti noi. Tante volte ci fissiamo su questa o quella persona, su questo o quel prete, su esperienze che possiamo vivere anche a livello ecclesiale... e tutto, e tutti altro non dobbiamo essere se non degli indicatori che portano a Gesù. E qui spesso corriamo il rischio di sentirci un po’ fragili, legandoci a certe persone o a certe situazioni: Gesù viene verso di noi ogni giorno. 

Ogni giorno lo possiamo incontrare nella nostra vita, nel nostro quotidiano: nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nella partecipazione alla Santa Messa... ma poi, noi dobbiamo indicarlo agli altri. Noi, con la nostra vita, dobbiamo dire: Ecco l’Agnello di Dio, è Lui che toglie il peccato, è Lui e solo Lui che ci salva... e noi dobbiamo sempre fare in modo che altri lo possano incontrare, lo possano sperimentare, possano attingere alla sua salvezza. Oggi e per sempre!