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Liturgia della Domenica 30 Agosto - Il commento di Don Claudio
XXII domenica del Tempo Ordinario
Matteo 16, 21-27
Il racconto del profeta Geremia, conquistato dall’amore di Dio, può essere considerato un prototipo di ciò che deve essere il cristiano. Capace, come dice l’apostolo Paolo ai Romani, di non conformarsi alla mentalità di questo mondo. E questo accade nella misura in cui uno sa discernere, guardare dentro alla propria storia, alla luce della Parola di Dio. Cosa non facile, soprattutto ai nostri giorni dove ci manca il tempo e la capacità di fare silenzio su ciò che noi siamo, su quello che operiamo concretamente, sulla vita che portiamo avanti ogni giorno.
Il Vangelo ci offre le coordinate per vivere da discepoli, da cristiani. Non basta rispondere alla domanda, “Voi chi dite che io sia” ma occorre fare nostra la proposta di Gesù, perché di proposta si tratta… “Se vuoi”. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione!
Certo sappiamo dal Vangelo che le condizioni sono impegnative.
La prima: “rinnegare se stessi”. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ci rendono unici! Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto, il segreto di ciò che noi siamo, non è in noi, è oltre noi. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.
La seconda condizione: “prendere la propria croce” e… accompagnare il Maestro fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee... Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia.
Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo porterà la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni alle quali non può venir meno.
Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, che osa scardinare il comune modo di pensare della gente che impone pesanti fardelli, che tocca i lebbrosi e sfida quanti sono pronti ad uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia e ha conquistato il mondo.
Ma perché seguirlo? Perché andargli dietro? È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo! Chi non è passato attraverso questa sofferta strettoia? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo.
Chiediamo al Signore che ci dia la capacità di non perderci tra le lusinghe di questo mondo per saper riscoprire ogni giorno che vale la pena stare al passo con Lui, con la nostra umanità, con le fatiche che respiriamo ogni giorno ma anche con quel fuoco che riscalda il cuore e che ci permette di vivere in pienezza il nostro essere suoi, discepoli, innamorati di Lui.