Liturgia della Domenica 9 Agosto - Il commento di Don Claudio

XIX domenica del Tempo Ordinario

 

gesu barca ventoChissà se mai ci siamo chiesti come potrebbe essere l’incontro della nostra vita con Dio. Di sicuro fuori dai nostri schemi. Un po’ come succede nella prima lettura che racconta questo fuggire di Elia, che si rifugia in una caverna, lontano da tutti e da tutto, e fa un’esperienza di Dio che non si sarebbe mai aspettato. Vento impetuoso e gagliardo, terremoto, un fuoco… Egli si fece presente nel “sussurro di una brezza leggera”. 

Nella frenesia delle nostre giornate, nella lotta quotidiana con i nostri problemi, i nostri crucci, i tanti punti interrogativi… difficilmente riusciamo a percepire la presenza del Signore. 

Quando ci fermiamo, quando facciamo una passeggiata, come possiamo fare in questi giorni, nel silenzio del creato, nella meraviglia che (…) ci avvolge, il Signore si rende visibile, percettibile, presente!

Una presenza che fu inaspettata anche per i discepoli sulla barca, altro non fosse per la modalità con cui Gesù andò verso di loro. Si ripete un cliché conosciuto, Gesù che si ritira in preghiera (dopo la moltiplicazione dei pani) e costringe, dice Matteo, i suoi a salire sulla barca e a precederlo. Qui si possono fare diverse letture in quanto succede in questo racconto riportato da tutti i Vangeli. L’ostilità del vento può rappresentare anche quella terra, pagana, verso dove si stavano dirigendo… e quindi la resistenza, la fatica. 

Ma resta il fatto che in questa situazione ci sono espressioni che possono diventare significative per ognuno di noi, perché in qualche modo, richiamano la nostra esperienza quotidiana.

È un fantasma! Lo cerchiamo, chiediamo che ci accompagni, che ci dia risposte… e spesso capita che per noi risulti essere solo un fantasma, non una presenza reale. 

Coraggio, sono io, non abbiate paura! Quante volte il Signore ce lo dice. Quante volte ponendoci dinanzi a Lui, Egli ci sussurra questa espressione... Non abbiate paura!

Quanto segue, riportato unicamente da Matteo, mette in scena Pietro. Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque. Il mare, le acque, per la concezione del tempo, rappresentavano il male… potremmo dire i problemi che spesso ci assillano… e Gesù: Vieni!

Quante volte nelle nostre paure, insicurezze, nei nostri dubbi, nel nostro andare a tentoni, Gesù ci ripete: Vieni! E se guardiamo a Lui, sinceramente e con disponibilità, riusciamo a camminare sulle acque… se distogliamo il nostro sguardo da Lui… ci vediamo costretti a gridare: Signore, Salvami!

Salvami… quando le nostre piccolezze, le nostre vigliaccherie, i nostri tornaconto ci sommergono: Salvami, Signore! Si, siamo uomini di poca fede. Crediamo in Te ma spesso corriamo il rischio di confidare solo in noi stessi, sulle nostre sicurezze, sui nostri progetti, sui nostri traguardi.

Da questa celebrazione vorremmo ripartire, consapevoli delle nostre fatiche, delle nostre debolezze, dei nostri dubbi… rinnovando la nostra professione di fede: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”. 

Sulla barca, non da soli, con il Signore, con quanti con noi formano la Chiesa, oggi vogliamo rinnovare il nostro credo in Colui che è il Figlio di Dio.