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Liturgia della Domenica 20 Settembre - L'ultima omelia di Don Claudio per la nostra Comunità
Matteo 20, 1-16
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”!
Bastano queste parole del profeta Isaia, riportate nel testo della prima lettura di oggi, per aiutarci a comprendere maggiormente la pagina del Vangelo di Matteo che potremmo a prima vista giudicare illogica, fuori da un minimo di giustizia, incomprensibile sotto l’aspetto economico.
Per cinque volte il padrone di casa esce per cercare braccia che lavorino nella sua vigna. Esce all’alba, esce alle nove e poi ancora a mezzogiorno, verso le tre e in ultima verso le cinque.
Con quanti trova e con quanti chiama pattuisce il salario di un denaro. O meglio lo stabilisce con i primi, con i secondi (chiamati alle nove) dice che ciò che è giusto sarà loro dato.
Siamo propensi non di rado a tirare le nostre conclusioni ma non dobbiamo dimenticare anche l’esordio del Vangelo odierno, non dissimile da tanti altri: “Il Regno dei Cieli è simile”. La logica del Regno è ben diversa dalle logiche umane e ancora potremmo aggiungere i pensieri e le vie di Dio si muovono su altre coordinate.
Quella vigna è il Regno di Dio. E nel Regno c’è posto per tutti… per quelli che lavorano dalla prima ora e per quelli, che per vie, magari a noi sconosciute, entrano a far parte in questo disegno dell’essere parte del Regno all’ultimo momento.
Nasce il sospetto che in questo racconto ci sia dell’altro, che quel cercatore di braccia perdute si interessi più degli uomini, e della loro dignità, che della sua vigna, più delle persone che del profitto. Il cuore della parabola è il momento della ricompensa, della paga. Primo gesto spiazzante: cominciare da quelli che hanno lavorato di meno. Secondo gesto illogico: pagare un’ora di lavoro quanto dodici ore. E capiamo che non è una paga, ma un regalo. Quelli che hanno portato il peso del caldo e della fatica si aspettano, giustamente, un supplemento alla paga. Come dargli torto?
Ed eccoci spiazzati ancora: No, amico, non ti faccio torto. Il padrone non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. Non è ingiusto, ma generoso. E crea una vertigine dentro il nostro modo mercantile di concepire la vita: mette l’uomo prima del mercato, la dignità della persona prima delle ore lavorate. E ci lancia tutti in un’avventura sconosciuta: quella di una economia solidale, economia del dono, della solidarietà, della cura dell’anello debole, perché la catena non si spezzi. L’avventura della bontà: il padrone avvolge di carità la giustizia, e la profuma.
La giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quella di Dio è dare a ciascuno il meglio. Nessun imprenditore farebbe così. Ma Dio non lo è; non un imprenditore, non il contabile dei meriti, lui è il Donatore, che non sa far di conto, ma che sa saziarci di sorprese. Nessun vantaggio, allora, a essere operai della prima ora? Solo più fatica? Un vanto c'è, umile e potente, quello di aver reso più bella la vigna della storia, di aver lasciato più vita dietro di te. Ti dispiace che io sia buono? No, Signore, non mi dispiace, perché sono l’ultimo bracciante, perché so che verrai a cercarmi ancora, anche quando si sarà fatto molto tardi.
GRAZIE, DON CLAUDIO !!